Ridere, nonostante tutto.

A tre anni di distanza da La notte in cui suonò Sven Väth, splendido romanzo di cui abbiamo già parlato qui qualche tempo fa, ecco che CasaSirio dà alle stampe la nuova fatica di Lucio Aimasso: Ridere.

Un titolo accattivante e una copertina indimenticabile, come indimenticabili sono le storie che questo giovane editore pubblica da diversi anni. Destino vuole che la lettura di Ridere arrivi subito dopo Opinioni di un clown di Heinrich Böll. Che cos’hanno in comune questi due romanzi?

La copertina del nuovo romanzo di Lucio Aimasso

In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un protagonista con una carriera in declino, un clown nel caso di Böll, un comico in quello di Aimasso. Entrambi i personaggi sono cinici e disillusi, ma mentre il clown Hans Schnier indirizza tutta la sua ferocia verso l’opulenta società che lo circonda, Vittorio, il protagonista di Ridere, cova un sorda rabbia verso se stesso e verso la sua famiglia. Verso se stesso, per aver mandato a rotoli la possibilità di far decollare la propria carriera; verso la sua famiglia, perché portatrice di un passato doloroso, rimasto sepolto nelle sabbie mobili degli affetti più cari.

E così Vittorio torna al Confine – questo il nome che ha affibbiato al suo paese natale – e passa le sue giornate lavorando per un cooperativa, spostando scatoloni in magazzini polverosi che si trasformano in una perfetta rappresentazione del suo passato, dei suoi ricordi lasciati lì, abbandonati nella memoria a marcire. Li prende a calci, ci spegne mozziconi di sigaretta, li trasporta controvoglia in discarica assieme al silenzioso collega Franco, ex detenuto in cerca di redenzione.

Le cose si complicano quando il fratello di Vittorio, Fabrizio, gli chiede di tenere per qualche tempo sua figlia, Rebecca, mentre lui sarà in Francia a tentare il tutto per tutto contro un male che lo sta uccidendo. Rebecca è una ragazzina cicciottella e impacciata che parla poco, solo quando si sente a proprio agio.

E così il mutismo selettivo della nipote, tanto fastidioso quanto degno di rispetto agli occhi di Vittorio, mette in crisi la sua apatia conservata con cura in una teca di cristallo pronta a infrangersi da un momento all’altro.

Lucio Aimasso scrive pagine piene di vita e dolcezza, pagine in cui l’azione si fonde perfettamente con i sentimenti, rendendo la narrazione elastica e imprevedibile, e trasformando un romanzo inizialmente statico in una road novel rocambolesca e appassionante.

Impossibile non affezionarsi a Rebecca e alla sua fame di vita nascosta dietro al silenzio.

È come se Vittorio e Rebecca cercassero insieme le parole giuste da pronunciare, quelle che ti riportano alla vita e ti fanno ridere. E noi lì, con loro, appesi alle pagine, in attesa di scoprirle.

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